sponsor

    Siamo gli invisibili perché i dilettanti sono quel calcio che non conta

    Come si temeva e sospettava, la sospensione dei campionati dilettantistici è arrivata e a farne le spese è proprio quella classe forse più debole o se vogliamo quasi invisibile. Un’Italia a due velocità o meglio che si basa su due lunghezze d’onda diverse e che rispecchi forse in pieno il nostro Paese. Da un lato i “professionisti”, dall’altro i dilettanti, quelli che in un certo senso si possono sacrificare. E’ giusto fermare migliaia di persone solo per lo status da dilettanti? Vittime di un sistema che non fa parte del gotha: calciatori, allenatori, presidenti che non viaggiano in prima classe o che non si presentano nei campi di periferia con auto di lusso? Bisognava fermarsi? Certo, ma forse tutti insieme, anche per dare un segnale forte al nostro Paese. Fatto sta che il calcio nostrano si ferma nuovamente e con loro una serie di emozioni, gioie, dolori ma anche e soprattutto uomini, ragazzi, giovani padri di famiglia e bambini, tanti bambini. E così tanti saluti ai sacrifici di tutte le società che in questi mesi hanno investito sui protocolli, strutture e su tutto ciò che riguarda la salute dei propri tesserati. Perchè le società hanno investito: alcune anche grazie ai contributi elargiti dagli organi competenti, altre grazie a quelle piccole sponsorizzazioni. Questo sia chiaro a tutti. E cosi, dopo la sospensione dei campionati dall’Eccellenza in giù, ecco arrivare l’ennesima doccia fredda per il calcio nostrano: “sospende non solo le partite e le competizioni ludico amatoriali, come confermato dal precedente DPCM ma altresì tutte le attività connesse praticate a livello dilettantistico di base, sicchè sono ricomprese nella generale sospensione anche le attività di allenamento svolte in forma individuale”. Questo si legge nella circolare pubblicata ieri sera dal Ministero dell’Interno. Quindi game over per il calcio nostrano e quello del futuro, ovvero dei settori giovanili e scuole calcio.

    Leave a Reply